E sarà stata una giusta battaglia

E sarà stata una giusta battaglia

Assassinarlo davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo, questo era il piano per uccidere Nino Di Matteo. Una maxi-autobomba sarebbe esplosa all’arrivo delle macchine blindate del PM con la sua scorta. Centocinquanta chili di tritolo, quasi il doppio di quello utilizzato per uccidere Borsellino, e Palermo sarebbe ripiombata nell’atmosfera cupa del ’92 e l’Italia nella stagione delle bombe che hanno insanguinato il Paese fino al ’93. Queste sono le ultime rivelazioni di Vito Galatolo, boss dell’Acquasanta che ha deciso di “togliersi un peso dalla coscienza” e raccontare il piano di morte messo a punto in un summit dei boss palermitani al quale avrebbe partecipato alla fine del 2012. Galatolo racconta come Matteo Messina Denaro, il boss dei boss, avrebbe inviato una lettera ai capimafia palermitani chiedendo di organizzare l’attentato al pm della Trattativa Stato-mafia perché “si è spinto troppo oltre”. Un attentato che era stato già ordinato da Totò Riina in persona quando, intercettato durante un colloquio nel carcere di Opera a Milano, aveva detto che gli avrebbe fatto fare “la fine del tonno a questo Di Matteo, del tonno buono; facciamola grossa questa cosa, facciamola presto e non ci pensiamo più”. Nella riunione che era seguita lo stesso Galatolo fu incaricato di recuperare il tritolo, che effettivamente fu acquistato da Vincenzo Graziano, il nuovo capo mandamento di Resuttana – in manette da pochi giorni – e sarebbe arrivato a Palermo dalla Calabria, solo che era in cattive in condizioni perché troppo umido. I boss di Cosa Nostra si sarebbero subito attivati per farsi cambiare l’esplosivo difettoso, che dovrebbe essere nascosto in alcuni bidoni nelle campagne tra Palermo e Monreale. Il progetto di morte non si è mai interrotto, è ancora in atto. Tuttavia l’attentato spettacolare voluto da Riina fu bocciato, per il rischio troppo elevato di fare una strage di civili che avrebbe provocato una reazione di indignazione collettiva e alla fine i boss avevano iniziato a seguire gli spostamenti di Di Matteo. “Dottore, i mandanti per lei sono gli stessi di quelli di Borsellino” ha detto Galatolo.

Il racconto di Galatolo è indirettamente confermato dalle lettere anonime arrivate in procura, in particolare quella che nel febbraio del 2013, a seguito delle elezioni politiche che avevano visto l’ascesa del M5s, annunciava che gli “amici romani di Matteo Messina Denaro” avevano deciso l’eliminazione Di Matteo nel caso in cui si fosse formato un governo di comici. È ancora una volta la mafia torna ad intrecciarsi con la politica, con pezzi deviati dello Stato, con massoneria e servizi segreti, in una trattativa che è cominciata venti anni fa e che ha fermato il possibile cambiamento del Paese, dopo la ventata di libertà rappresentata da “Mani pulite” e dalla primavera di Palermo. Questa pax mafiosa non è ancora finita, nessuna bomba è più esplosa, nessun magistrato è stato più ucciso, ma questo equilibrio forse comincia a traballare, Di Matteo “si è spinto troppo oltre”, qualcosa, sullo sfondo, sta cambiando.

A seguito di queste rivelazioni il ministro dell’Interno Alfano ha convocato una riunione straordinaria del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, a cui hanno partecipato i vertici dei servizi segreti, il ministro della Giustizia Orlando e Di Matteo. Nel dicembre scorso Alfano aveva promesso a Di Matteo il bomb jammer, un dispositivo per neutralizzare i radiocomandi utilizzati per l’innesco di ordigni a distanza, dispositivo che non è mai arrivato; anzi il Ministro Alfano ha affermato che “il PM Nino Di Matteo è un uomo superprotetto dallo Stato. Ma si è parlato con troppa superficialità di bomb jammer. E’ un dispositivo che si usa soprattutto nei teatri di guerra o in casi specifici”.

Nel frattempo Di Matteo è sempre più solo. Prima di Natale il Csm ha nominato il nuovo procuratore capo di Palermo, scegliendo tra Franco Lo Voi, Guido Lo Forte e Sergio Lari. Come ha denunciato il vicedirettore del Fatto Quotidiano Travaglio, ci sarebbe stato un intervento esplicito del Quirinale per indirizzare i lavori del Csm su quella nomina: “Guido Lo Forte sarebbe il migliore, e per questo non sarà mai procuratore capo di Palermo, perché ha fatto il processo Andreotti, perché ha partecipato all’inchiesta sui sistemi criminali, perché è il magistrato più attrezzato a capire la criminalità attuale, che è composta da pezzi di politica, di eversione, di imprenditoria, come ha dimostrato anche l’ultima inchiesta sulla mafia romana”. Le pressioni del Colle sul Csm erano già state denunciate da Di Matteo il 19 luglio scorso, quando aveva affermato che “il Csm rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e dalle indicazioni sempre più stringenti del suo presidente”. Dunque, si vuol far in modo che il nuovo Procuratore di Palermo garantisca la discontinuità con Di Matteo e con l’inchiesta sulla Trattativa, inchiesta troppo scomoda, che rischia di far chiarezza sugli “indicibili accordi” di cui parlava Loris D’Ambrosio nella sua lettera al Presidente Napolitano. Come volevasi dimostrare, il 17 dicembre il Csm ha nominato Francesco Lo Voi nuovo procuratore capo di Palermo, con gli applausi di Napolitano, Renzi e Berlusconi

È sempre più solo Di Matteo, così solo che quando il 15 novembre un corteo di giovani, delle Agende Rosse e di Scorta Civica – circa 2000 persone – gli hanno espresso solidarietà manifestando dinanzi al Palazzo di Giustizia, il PM, sceso fra i suoi concittadini, è apparso sorpreso e profondamente commosso. “Sono qui per ringraziare i tanti cittadini e in particolare i tanti giovani che hanno ancora la volontà e la capacità di informarsi, di pensare, di valutare, di indignarsi e di reagire”, ha detto. “Ho la speranza che non vi adeguerete mai all’andazzo prevalente di un paese sempre più indifferente alla giustizia, di un paese troppe volte anche insofferente alla verità, alla indipendenza della magistratura, alla tutela vera dei valori costituzionali. Ho questo sogno nel cuore. Solo voi cittadini e in particolare voi giovani avete la possibilità di cambiare, solo voi avete la possibilità di sconfiggere la mafia, la corruzione, la mentalità mafiosa, la mentalità dell’appartenenza, del potere fino a se stesso. Vi prego, coltivate il vostro sogno, perseguite con forza i vostri ideali. Comunque vada, avrete combattuto per rendere più libero e più giusto il nostro paese. E sarà stata una giusta battaglia”.

di Eliseo Davì

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Eliseo Davì

Ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza con lode presso l'Università degli Studi di Palermo. Ha scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Scrive sul blog di informazione online "Il giornale di Isola", ha collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex", con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e Tgs.
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