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Un ulivo in memoria dell’agente Gaetano Cappiello nel giardino della memoria “Quarto Savona 15”

Un ulivo in memoria dell’agente Gaetano Cappiello nel giardino della memoria “Quarto Savona 15”

Nel giardino della memoria che lo scorso anno è stato inaugurato ad Isola delle Femmine, nel luogo della strage che il 23 maggio 1992 uccise il giudice Falcone, fra i tanti alberi che sono stati piantati per ricordare gli uomini dello Stato vittime del dovere, su iniziativa dell’associazione Quarto Savona 15 sarà piantato un ulivo in memoria di Gaetano Cappiello, agente della Polizia di Stato ucciso dalla mafia il 2 luglio 1975. Alla cerimonia, che si svolgerà venerdì 18 maggio, a partire dalle ore 10.30, parteciperanno anche i familiari di Cappiello.

Gaetano CappielloGaetano Cappiello lavorava alla Questura di Palermo e in quel 1975 aveva preso parte ad un’indagine finalizzata ad incastrare alcuni estorsori che avevano preso di mira un commerciante. Il proprietario di un noto laboratorio fotografico, Randazzo, era stato più volte oggetto di minacce da parte di mafiosi che chiedevano soldi in cambio di protezione. Il commerciante si era perciò rivolto alla Polizia, la quale aveva organizzato un servizio per catturare gli estortori. Dopo numerosi appostamenti, andati a vuoto per la particolare cautela adoperata dai mafiosi, l’ultimo appuntamento, quello decisivo, era previsto per le ore 21:30 del 2 luglio, davanti alla Chiesa della Resurrezione nel quartiere “Villaggio Ruffini”. La zona era circondata da agenti e sottufficiali in borghese, mentre un furgoncino civetta era stato posteggiato ad una ventina di metri dal luogo dell’appuntamento. L’agente Cappiello si trovava nella macchina dell’imprenditore per proteggerlo durante la consegna del denaro, per poi lasciare intervenire i colleghi. Alle ore 21,15 i banditi telefonarono a Randazzo dicendogli di attendere il loro arrivo in macchina. Non appena si avvicinarono, Cappiello uscì improvvisamente dalla vettura, dichiarandoli in arresto, ma venne raggiunto da cinque colpi al petto. Morirà poco dopo all’ospedale di Villa Sofia, tra le braccia del capo della mobile, Bruno Contrada. Del delitto furono in seguito accusati uomini appartenenti al clan del boss Rosario Riccobono, tra i quali Gaspare Mutolo. L’agente Cappiello morì a soli 28 anni, lasciando la moglie e una figlia piccola.

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Eliseo Davì
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Eliseo Davì

Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola", ho collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex" e tutt'ora collaboro con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e con Tgs. E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.
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