Il TAR da ragione agli universitari

Il TAR da ragione agli universitari

Troppe tasse da pagare per il diritto allo studio nell’Ateneo palermitano e non si fanno sconti neanche ai vincitori di borsa di studio, ma il TAR da ragione agli universitari: 10 mila studenti da rimborsare!

di Cristina Ciulla

Art. 34 della Costituzione, comma 3: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”; comma 4: “La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”; è questo il diritto che gli studenti dell’ateneo palermitano si sono visti ingiustamente intaccare: il CdA dell’Università degli Studi di Palermo infatti ha emanato una delibera secondo cui, a partire dall’anno accademico 2014/2015, gli studenti vincitori e idonei di borsa di studio Ersu (mezzo di sostegno e aiuto per gli studenti economicamente più disagiati) non saranno più esonerati dal pagamento della tassa d’iscrizione di 219 euro, trovandosi a pagare circa il doppio delle tasse rispetto agli anni precedenti. Gli studenti, già esasperati dal costo dell’ateneo e dalla scarsità dei servizi, hanno subito l’ulteriore tassazione dei parcheggi all’interno dell’università, che ha provocato non poche proteste e malumori.

avv. bonetti

Avv. Michele Bonetti

Contro tale ingiusto aumento, la rappresentanza studentesca si è organizzata prima informando gli studenti sulle vicende che hanno portato al mancato esonero della tassa di iscrizione e in seguito anche sulle possibili vie legali da intraprendere:  già il 18 luglio l’avvocato Michele Bonetti, per conto della rappresentanza studentesca, aveva fatto pervenire una diffida legale al Rettore ed al CdA affinché si procedesse al ritiro della delibera nella parte in cui prevedeva il pagamento della tassa di iscrizione MIUR (nello specifico la legge prevede che le Università “esonerino dalla tassa d’iscrizione e dal contributo d’Ateneo tutti gli studenti idonei e/o vincitori di borsa di studio” art. 8, comma 1, del DPCM 9 aprile 2001 e art. 9, comma 2, del D.Lgs. n. 68/2012) aggiungendo anche il procedimento al ricorso nel caso in cui le richieste delle associazioni fossero state respinte. Così al mancato ritiro della delibera le stesse si sono organizzate con l’avvocato Bonetti per portare avanti il ricorso al TAR di Palermo raccogliendo con banchetti appositi nelle diverse sedi universitarie il contributo e il consenso di tutti gli studenti rimasti colpiti e indignati per l’accaduto. Depositato il ricorso presso il TAR con la richiesta di annullamento della delibera, l’udienza è stata fissata per il 5 Dicembre 2014 e poi rinviata al 9 Gennaio 2015, mettendo cosi purtroppo gli studenti di fronte alla scadenza delle tasse prevista per il 31 dicembre 2014. Non pagare entro quella data avrebbe comportato per gli studenti ulteriori more (infatti molti di questi in attesa del ricorso non hanno pagato entro la prima scadenza di novembre accollandosi un’ulteriore mora di 25 euro) ma soprattutto l’impossibilità di poter prenotare gli esami online nel portale studenti, essendo ormai oggi tutto verbalizzato tramite web, e la possibile difficoltà o impossibilità di prenotarsi dopo la scadenza, mettendo a rischio la sessione di esami compresa tra gennaio e febbraio e tutto lo studio fatto precedentemente.

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Nell’udienza del 9 gennaio il giudice ha richiesto ai ricorrenti ulteriori documentazioni, tra cui l’elenco di tutti gli studenti risultati idonei o assegnatari di borsa di studio, rinviando ulteriormente la seduta al 22 gennaio, dove i magistrati hanno deciso di andare direttamente ad un giudizio di merito, arrivato circa una settimana dopo: il TAR ha accolto il ricorso delle Associazioni studentesche contro la delibera del CdA di Luglio 2014 e ha condannato l’Università degli Studi di Palermo al rimborso di 219€ per gli oltre diecimila studenti della tassa da cui dovevano per legge essere esonerati e che invece l’università aveva intanto incassato sulle spalle degli studenti; gli stessi studenti che, nonostante il lungo e difficile iter e lo sborso di circa 500 euro, hanno saputo aspettare e combattere una battaglia giusta, che non poteva essere che riconosciuta tale dalle nostre leggi, leggi su cui l’università ha chiuso un occhio, non mettendo in conto forse che non sempre i diritti riescono ad essere calpestati da chi è in una posizione di potere e che i giovani sono disposti a lottare “con le unghie e con i denti” per costruirsi un futuro già di per se precario.

In merito scrivono le associazioni studentesche: “l’auspicio ora è che questa sentenza apra margini ampi di riflessione in merito alla condizione attuale del Diritto allo Studio (in Italia e nella nostra Sicilia in particolare) e alla condizione economica dell’Ateneo palermitano, ulteriormente colpito dalle recenti rimodulazione nella ripartizione del Fondo di Finanziamento da parte del Ministero. Crediamo fermamente che la direzione da intraprendere non sia l’accanimento economico nei confronti degli studenti (che fino ad oggi UNIPA era stata brava ad evitare) quanto piuttosto una rimodulazione complessiva del nostro sistema universitario nazionale e locale, che passi da un attento aggiornamento delle normative interessate, da un cospicuo investimento nella formazione e nell’Università e da una sempre più ferma garanzia di potere, come prevede la nostra Costituzione, abbattere le barriere di tipo economico e sociale che impediscono a tanti giovani di sperare in un futuro migliore”.

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Cristina Ciulla

Cristina Ciulla

Sono Cristina, scrivo per "Il giornale di Isola" e per il blog "IoStudio" e sono una studentessa dell'ateneo palermitano.
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