CASO ALDO NARO: la mafia gestiva i buttafuori in nero

CASO ALDO NARO: la mafia gestiva i buttafuori in nero

Nuovo spunto investigativo per i carabinieri che stanno al momento indagando sulle vicende che hanno provocato la scomparsa del giovane Aldo Naro, su cui pare che si allungano i tentacoli della mafia.

Di Clara Ambrosi

Francesco Militano, già in carcere dalla scorsa estate con l’accusa di aver fatto parte del clan mafioso del rione palermitano Zen, aveva seguito le orme del padre Carmelo, boss del clan mafioso. L’ accusa sostiene oggi che a fare “il lavoro sporco” sarebbe stato lo stesso Francesco, sotto la guida di Sandro Diele e Onofrio Terracchio, alla guida del clan mafioso.

Francesco, arrestato a seguito del blitz Apocalisse, avrebbe quindi lasciato il testimone al fratello Giuseppe, incaricato di gestire i buttafuori in nero operanti alla discoteca Goa di Palermo. Sarebbe questo il nuovo spunto investigativo su cui stanno attualmente lavorando i carabinieri, in cerca dei responsabili che causarono la morte del neolaureato in medicina Aldo Naro, coinvolto in una rissa all’interno della discoteca.

Paolo Lo Iacono chiese a Sandro Diele: “Ma lo hai visto il butta fuori?”, il quale rispose: “Francesco? Sì alle tre l’ho visto… è venuto alle tre, t’azzanna il cervello e se ne va… fa il buttafuori cento quaranta euro, giusto è?”. Queste le parole che sono servite ai carabinieri del Nucleo Investigativo come incentivo a proseguire le indagini, a seguito delle quali si sono imbattuti nel fratello Giuseppe Militano e all’arresto del diciassettenne Andrea, che ha confessato di aver sferrato ad Aldo Naro il fatale calcio alla testa che ne provocò la morte.

Queste le parole di Andrea, che così giustifica la sua presenza di quella sera nella famosa discoteca palermitana: “Sono stato chiamato dal mio amico Giuseppe Militano che fa il buttafuori al Goa, ogni tanto mi chiama, per farmi mettere qualcosa in tasca perché ne ho bisogno perché ho difficoltà economiche in famiglia. Io non ho alcuna licenza per svolgere l’attività di addetto alla sicurezza nei locali. Il mio compito è quello di evitare l’ingresso di persone non autorizzate che entrano scavalcando le mura del locale. Ero già stato a lavorare al Goa altre due volte”.

Dunque le indagini continuano e, coordinati dai pubblici ministeri Carlo Marzella, Sirio De Flammineis e Claudio Camilleri, i carabinieri hanno interrogato decine di persone per individuare gli altri responsabili della rissa. Uno dei soggetti interrogati ha affermato che Giuseppe Militano era subentrato al fratello Francesco nella gestione della sicurezza in nero del locale, attività che a quanto pare era del tutto sconosciuta dai Barbaro, titolari del locale. Questi ultimi hanno infatti affermato di essersi solo affidati ad una società autorizzata.

Si apprende quindi che Militano gestiva una squadra di servizi di sicurezza in nero, e che il giovane Andrea fosse riuscito ad entrare nel giro. Ma dalle affermazioni degli interrogati si pensa che i buttafuori si trovassero nella discoteca non perché autorizzati dai titolari, ma perché imposti da qualcuno. C’è dunque la mafia dietro questa drammatica vicenda?

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Eliseo
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Eliseo

Ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza con lode presso l'Università degli Studi di Palermo. Ha scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Scrive sul blog di informazione online "Il giornale di Isola", ha collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex", con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e Tgs.
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