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Premiata una ragazza di Isola delle Femmine per un elaborato sulla legalità

Premiata una ragazza di Isola delle Femmine per un elaborato sulla legalità

Nell’ambito di un progetto sulla legalità, promosso dall’assessorato alla pubblica istruzione e dall’assessorato alla cultura del Comune di Palermo in collaborazione con il provveditorato agli studi di Palermo, lo scorso ottobre ha avuto luogo la prima rappresentazione dello spettacolo “I dieci passi…a proposito di mafia”, trasposizione teatrale realizzata da Marcello Alessandra, presidente dell’associazione Onlus StupendaMente, del libro “I dieci passi“, scritto nel 2011 dal giudice palermitano Mario Conte e dal telecronista sportivo di Sky Flavio Tranquillo. L’incasso dello spettacolo è stato utilizzato per cofinanziare 34 borse di studio distinte per aree tematiche (Sport, Lingue, Danza, Teatro, Musica, Cucina, Amministrazione, New Media, Arte, Moda), messe a disposizione dalle aziende locali interessate a partecipare al progetto da assegnare alle studentesse e degli studenti della città di Palermo.

federica lucido olandoNei mesi scorsi è stato bandito un concorso rivolto agli studenti delle scuole di secondo grado di Palermo e provincia, i quali sono stati chiamati a sviluppare individualmente un elaborato, un componimento poetico, un disegno o un prodotto multimediale in cui, partendo da una delle dieci parole chiave del libro, esprimere il loro modo di vivere la legalità. Fra i vincitori di questa edizione vi è anche una ragazza di Isola delle Femmine. Si chiama Federica Lucido, ha 18 anni e frequenta l’ultimo anno del liceo classico “G. Meli” di Palermo. “Sono orgogliosa di avere potuto contribuire alla sensibilizzazione nel nostro territorio sul tema della mafia”, ha commentato Federica dopo aver ricevuto il premio alla presenza di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. Congratulandoci con lei, pubblichiamo il suo elaborato, intitolato “Io un sacciu niente“.

Io un sacciu niente

Io non so nulla”, “voltati la testa dall’altra parte”, “abbassa lo sguardo”, “chiudi le imposte”: sono tutte espressioni di una società che ha una storia ed una cultura di tipo mafioso. Una società in cui certe volte conviene non sapere e non vedere e se c’eri meglio negare: “no, non eri tu, tu eri da un’altra parte, chissà dove, ma sicuramente non dalla parte giusta!” Perché la parte giusta non può mai essere quella dove vige l’omertà, il silenzio complice, la vigliaccheria.

La mia è una generazione cresciuta ascoltando storie di persone scomparse, vittime della lupara bianca; di negozi date alle fiamme perché il disperato di turno non aveva voluto o potuto pagare; di persone scappate chissà dove per paura di subire ritorsioni da parte di qualche malavitoso. Siamo stati esposti ad un sistema di valori, principi, usi e credenze manipolati al servizio di una mentalità mafiosa. Cosicché anche la famiglia, uno dei valori più importanti della nostra società, è stato distorto, strumentalizzato per assumere nuovi significati: segnare l’appartenenza e la condivisione di codici d’onore, alleanze e vincoli più importanti di quelli di sangue. Ma la mia generazione non è solo questo. Siamo anche quelli cresciuti nelle vie e nelle piazze che prendono il nome dei veri eroi dei nostri tempi. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Padre Puglisi, solo per citarne alcuni, uomini che forse non hanno scelto ma che si sono trovati per loro indole e carattere a non abbassare la testa, a non tollerare le ingiustizie.

falcone borsellinoLa lotta alla mafia ha fatto molte vittime, tanti figli sono cresciuti orfani di padre, tante mogli rimaste vedove, tante madri hanno seppellito prematuramente i loro i figli. Sacrifici che ci hanno donato la spinta, la forza, l’opportunità, forse la più importante per il nostro periodo storico e sociale, di parlare di mafia apertamente, senza paura, con una consapevolezza nuova: solo attraverso una cultura condivisa della legalità si può pensare di vincere questa battaglia. La mentalità mafiosa è stata talmente assorbita in territori come i nostri tanto da generare un sentire comune di tipo mafioso da cui derivano il diffuso atteggiamento di sottomissione, di accettazione incondizionata della legge del più forte, del più potente. Ma questo sentire mafioso fa strada, nelle nuove generazioni, ad una concezione più sana della società in cui ogni individuo è responsabile ed ha un ruolo attivo nella lotta alla criminalità organizzata. Non possiamo aspettarci che altri vestano i panni dell’eroe e scendano da soli in strada a combattere una battaglia che è anche la nostra. Non possiamo più essere spettatori passivi di quelle ingiustizie a cui assistiamo anche nella quotidianità. Dobbiamo scendere tutti in campo ognuno con le proprie armi: conoscenza, senso di giustizia, responsabilità, inflessibilità etica-morale. Rinunciamo ai nostri privilegi se questi comportano disparità, non cerchiamo raccomandazioni, non paghiamo mazzette. Meritiamoci quello che vogliamo, accettiamo che vadano avanti le persone più capaci e competenti, impariamo che essere il più furbo non porta a nulla, che il vantaggio personale non corrisponde mai ad un vantaggio reale. Queste sono delle piccole battaglie personali che tutti siamo chiamati a combattere.

Riappropriamoci della nostra dignità, riconosciamo i veri valori, alziamo la testa, spalanchiamo le imposte, affacciamoci, sporgiamoci se è necessario, per essere testimoni ed attori attivi dei cambiamenti che la nostra società sta mettendo in atto, giorno dopo giorno, dal gesto più piccolo alla battaglia più grande, dal “io un sacciu niente” al “io c’ero!”.

premio i dieci passi

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Eliseo Davì
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Eliseo Davì

Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e collaboro con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.
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