Mattarella XII Presidente

Mattarella XII Presidente

Sergio Mattarella è il XII Presidente della Repubblica. Il fratello minore è Piersanti, il Presidente della Regione ucciso da Cosa Nostra, il padre e il fratello in odor di mafia: le luci e le ombre del nuovo Capo dello Stato, siciliano onesto e intransigente sui valori, portato al Quirinale da Renzi.

di Eliseo Davì

Grazie, il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo”. È conciso il primo discorso del dodicesimo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, con 665 voti al quarto scrutinio, giorno 31 Gennaio 2015 è stato eletto Capo dello Stato. Certamente una brava persona, “intransigente sui valori”, come viene definito da chi lo conosce bene, una persona sobria e riservata, di alto profilo istituzionale, che fa ben sperare e che, soprattutto, fa tirare a tutti gli italiani un sospiro di sollievo, posti dinanzi alla drammatica possibilità di vedere al Colle un Amato, un Fassino o addirittura un Casini. Va detto che i media italiani, come nella loro migliore tradizione, non hanno perso tempo, fin da quando Mattarella è stato ufficialmente candidato da Renzi, giovedì scorso, ad acclamare e ad incensare il nuovo Presidente. Ma, messe da parte le agiografie ufficiali, vediamone la biografia.

Sergio Mattarella, primo siciliano al Quirinale, viene da una famiglia particolare: da un lato c’è il fratello minore, Piersanti Mattarella, il presidente della regione siciliana, ucciso da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980 a Palermo fra le sue braccia, dall’altro ci sono il padre, Bernardo, e il fratello maggiore, Antonino.

Bernando Mattarella è stato politico democristiano più volte ministro tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Al processo per la strage di Portella della Ginestra, fu accusato da Gaspare Pisciotta di essere implicato nella strage, di averla addirittura ordinata, ma fu prosciolto; Danilo Dolci lo accusò di collusioni con la mafia, ma fu condannato per diffamazione; infine nel 1992 Claudio Martelli affermò che “Bernardo Mattarella fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la DC e […] può darsi, come molti affermano, che il figlio Piersanti si sia riscattato da quella storia familiare e che per questo sia caduto”, suscitando le ire di Sergio, che chiese a Martelli di smetterla con la sua incivile abitudine di insultare le persone morte da tempo. In quanto all’altro fratello, Antonino, fu indagato per essersi fatto prestare 750 milioni da Enrico Nicoletti, considerato il cassiere della Banda della Magliana, ma l’inchiesta fu archiviata.

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Piersanti Mattarella morente fra le braccia del fratello Sergio

In mezzo a questi due mondi è cresciuto Sergio. È stato docente di Diritto parlamentare nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, fucina dei migliori giuristi e magistrati italiani; ha militato nella Democrazia Cristiana, vicino alla corrente di Aldo Moro e, dopo l’assassinio del fratello Piersanti ha deciso di prenderne il testimone ed è stato eletto deputato, vicino alle correnti di sinistra del partito e in particolare a De Mita, ricoprendo varie volte la carica di ministro. Nel 1990, insieme ad altri cinque ministri, si dimise dal governo Andreotti in polemica con l’approvazione della legge Mammì (la c.d. legge Polaroid in quanto si limitava a fotografare la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi). Successivamente fu il relatore di maggioranza per le leggi di riforma del sistema elettorale, che recepì il referendum maggioritario del ’93 e fu definito Mattarellum, usato nelle elezioni successive fino a quando venne soppiantato dal Porcellum. Nei primi anni novanta è stato coinvolto in un procedimento penale per finanziamento illecito, per aver accettato una bustarella contenente 3 milioni di lire in buoni benzina, inviatagli dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone (considerato dalla magistratura il ministro dei lavori della mafia), ma Mattarella si difese affermando di aver accettato quel regalo di “modesto valore” e di averlo distribuito ai suoi collaboratori e fu assolto perché il fatto non sussiste. Mattarella è stato anche uno dei protagonisti del rinnovamento democristiano che portò nel 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano. E ancora: è stato vicepresidente del Consiglio sotto il governo D’Alema e poi ministro della Difesa, è stato tra i fondatori della Margherita ed rimasto in Parlamento fino al 2008. Per qualche anno scompare dalla scena politica, per diventare poi, nel 2011, Giudice della Corte costituzionale. Oggi ricopre la prima carica dello Stato.

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Sergio Mattarella

La sua elezione non segnerà una nuova primavera di Palermo o il passaggio alla Terza Repubblica, come si legge da molte parti, ma certamente è una buona notizia. Va riconosciuta a Renzi l’abilità politica di aver scelto un nome che piace agli italiani, che ha messo d’accordo tutti, che piace a Napolitano e si suppone anche all’Europa, che ha ricompattato il PD, illuso Vendola che il Patto del Nazareno sia stato stracciato e, in sostanza, di aver fatto passare l’idea di aver sacrificato l’alleanza di Berlusconi per amore di Sel e della minoranza dem. Che le cose non stiano esattamente così lo si è già visto ieri – quando la Boschi, a proposito della c.d. norma salva-Berlusconi, ha affermato che non è stata pensata per salvare l’ex Cavaliere, ma riguarda 60 milioni di italiani – e lo si vedrà a breve, quando si procederà con le famose riforme e Renzi avrà bisogno del soccorso azzurro del condannato di Arcore. Piuttosto, sarà interessante vedere se Mattarella, che come giudice della Consulta ha dichiarato l’illeggittimità del Porcellum, metterà la firma sull’Italicum, una legge elettorale in odore di incostituzionalità come la precedente, e sulla riforma del Senato, che, come denunciato da illustri costituzionalisti quali Zagrebelsky e Rodotà, darà una svolta autoritaria alla nostra democrazia. L’auspicio è che Mattarella non si dimostri un personaggio sbiadito e succube del governo, come forse spera Renzi, ma una personalità che incarni i valori costituzionali e rappresenti il Paese e l’unità nazionale, ridando un po’ di prestigio alla nostra tanto bistrattata Repubblica. Come ha scritto Salvatore Borsellino, salutando con gioia l’arrivo di Mattarella al Quirinale, “abbiamo bisogno di un garante piuttosto che di un sottoscrittore di decreti. Sergio Mattarella potrebbe essere un ottimo rappresentante della più alta delle nostre Istituzioni”. È quello che ci auguriamo tutti!

Intanto, alla vigilia della votazione decisiva, un lembo della bandiera italiana che svetta sul pennone del Quirinale si è staccata ed è rimasta solo la bandiera dell’Unione Europea a sventolare: una perfetta rappresentazione della realtà italiana!

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Eliseo Davì
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Eliseo Davì

Ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza con lode presso l'Università degli Studi di Palermo. Ha scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Scrive sul blog di informazione online "Il giornale di Isola", ha collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex", con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e Tgs.
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