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Inchiesta sulla Nuova Sport Car, parlano i dipendenti: “Siamo noi a pagarne le conseguenze”

Inchiesta sulla Nuova Sport Car, parlano i dipendenti: “Siamo noi a pagarne le conseguenze”

Continua l’inchiesta della Procura di Palermo sui patrimoni mafiosi sequestrati e amministrati dalle toghe. Sotto la lente d’ingrandimento della magistratura è finita anche la Nuova Sport Car di Isola delle Femmine, l’autosalone di lusso che fu degli imprenditori palermitani Rappa, poi sequestrato alla mafia e quindi gestito dall’amministratore giudiziario Walter Virga, il quale, come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa (leggi qui), lo ha fatto diventare base logistica per concludere affari loschi: macchine di lusso vendute a prezzi stracciati ad amici e parenti, ricchi compensi per i consiglieri di amministrazione, incarichi per consulenze poco chiare, fatture per l’acquisto di telefoni con i soldi dell’azienda e così via.

E mentre l’inchiesta va avanti e cerca di chiarire le numerose zone d’ombra, a pagarne le spese sono i dipendenti della concessionaria. Per noi è un altro choc, dovremo ricominciare da zero, ancora una volta”, hanno dichiarato ai microfoni di LiveSicilia, per la seconda volta nello sconforto. Avevano con difficoltà superato la “fase Rappa” e con difficoltà erano riusciti a ricucire la loro rete di contatti e a recuperare i clienti che si erano allontanati, ma adesso devono ricominciare daccapo con la paura per l’immediato futuro. Sono 45 i dipendenti dell’autosalone e fra questi vi è Francesco Venditti, responsabile del settore vendite. “Siamo noi a metterci la faccia”, ha spiegato ai giornalisti di LiveSicilia, “siamo noi a pagare le conseguenze di quest’angoscia perenne, delle continue telefonate di chi è preoccupato per noi, di un incubo che avevamo già vissuto. Per questo non vogliamo essere messi da parte. Desideriamo ribadire che dietro alla bufera e ai titoli dei giornali ci siamo noi, persone e famiglie che ogni giorno si alzano per lavorare onestamente. Siamo persone che con la propria competenza e la passione per questo lavoro affrontano questi giorni durissimi col sorriso sulle labbra, perché istruite per rappresentare nel modo migliore un marchio in cui i clienti devono continuare ad avere fiducia“.

Venditti ha spiegato che in questa settimana è drasticamente diminuito il numero di ingressi in concessionaria, anzi si è “praticamente azzerato”, un risultato molto grave per chi come loro vive di obiettivi mensili, specie in un settore in crisi come quello automobilistico. “Comunque non ci scoraggiamo, siamo ogni giorno qui, cerchiamo di stimolarci l’un l’altro e siamo pronti ad offrire tutta la nostra professionalità a chi è consapevole di potere contare su persone competenti”, conclude Venditti, “la stessa competenza che speriamo di trovare nel prossimo amministratore“.

calì

Gianluca Maria Calì

In effetti, dopo le dimissioni di Walter Virga, è subito cominciata la corsa per la successione. Fra le numerose candidature figura anche quella di Gianluca Maria Calì, titolare di una concessionaria di macchine ad Altavilla Milicia, che negli scorsi mesi ha ricevuto numerose intimidazioni e minacce per non essersi piegato al pizzo e per la sua decisione di denunciare tutto alle Forze dell’ordine. Vi riproponiamo l’intervista che questo coraggioso imprenditore ha concesso a Manfredi Cavallaro (leggi qui). Gianluca Maria Calì ha dichiarato di essere disposto a lavorare gratuitamente in una prima fase e a rinunciare alle sue partecipazioni societarie nella sua concessionaria; poi si fisseranno degli obiettivi che legherebbero il suo compenso al numero di auto vendute.La Mafia si combatte anche e soprattutto facendo in modo che il tessuto sociale produttivo che fa parte delle tantissime società sequestrate abbia una situazione lavorativa uguale o migliore rispetto alla precedente gestione”, ha scritto Calì su facebook, “deve passare il messaggio che se prima c’era la Mafia e si lavorava, ora che c’è lo Stato si lavora di più e meglio. Le moltissime operazioni repressive e di contrasto dei magistrati e forze dell’ordine contro la Mafia , non sono sufficienti se poi i lavoratori dipendenti e dell’indotto con i rispettivi nuclei familiari, sono abbandonati a se stessi finendo rovinosamente disoccupati e alla mercé dei malavitosi. […] Gli amministratori giudiziari devono in primis assicurare il mantenimento e poi devono garantire il miglioramento della gestione, facendo molta attenzione ad essere i primi ad avere una grande responsabilità di Legalità e rispetto della cosa pubblica”. E poi conclude: “Facciamo qualcosa, qualsiasi cosa, qualcosa di bello e positivo, e vedrete che accadrà del magico che potrà renderci fieri ed orgogliosi di essere Siciliani, Italiani!

di Eliseo Davì

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Eliseo Davì

Ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza con lode presso l'Università degli Studi di Palermo. Ha scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Scrive sul blog di informazione online "Il giornale di Isola", ha collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex", con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e Tgs.
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