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Fermata e poi scarcerata la dottoranda libica dell’Università di Palermo in contatto con l’Isis

Fermata e poi scarcerata la dottoranda libica dell’Università di Palermo in contatto con l’Isis

L’ombra nera del terrorismo islamico cala sull’Università di Palermo. Frequentava la cittadella universitaria come dottoranda di ricerca della facoltà di Economia, Khadiga Shabbi, cittadina libica 45enne che vive nel capoluogo siciliano da 3 anni, ma in segreto era in contatto con gruppi collegati all’Isis e faceva propaganda per la jihad sul web, condividendo i messaggi e i video provenienti dall’autoproclamato Stato Islamico.

Secondo i magistrati, inoltre, la donna – che riceve un assegno di 2 mila euro al mese dall’ambasciata libica – si sarebbe messa a disposizione dell’organizzazione terroristica Ansar Al Sharia Lybia. Sono stati accertati i contatti con due foreign fighters, uno in Belgio e l’altro in Inghilterra e risulta che Khadiga Shabbi avesse pianificato l’arrivo in Italia di suo nipote, ricercato dalle forze governative, iscrivendolo ad un corso di italiano per stranieri, così da fargli ottenere un permesso di soggiorno. Progetto poi andato in fumo per la morte del nipote in un bombardamento su Bengasi. “Dio bruci il suo cuore come lui ha bruciato il mio cuore“, scrisse su Facebook il 19 maggio 2015 per esprimere la sua voglia di vendetta per l’uccisione del nipote, spingendosi fino a chiedere pubblicamente alla Brigata Al Battar di vendicare la sua morte: “Battar, per favore, vendicate la morte della persona più vicina al mio cuore. Loro mi hanno fatto soffrire molto, Dio deve farli soffrire“, scrisse, ricevendo immediatamente assicurazioni in tal senso. Come se non bastasse, pare anche che la dottoranda sia imparentata con esponenti di una organizzazione terroristica coinvolta nell’attentato all’ambasciata americana in Libia nel 2012.

La Sezione antiterrorismo della Digos la teneva sotto controllo da tempo e dopo tre mesi di indagini è scattato il fermo per istigazione ed apologia di reato con finalità di terrorismo aggravata dalla transnazionalità. L’indagine è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Leonardo Agueci e dal pubblico ministero Gery Ferrara. Il gip Fernando Sestito ha però deciso di non convalidare il fermo, ritenendo che non ci sia il pericolo di fuga; pertanto la donna è stata scarcerata questa mattina e adesso ha solo l’obbligo di dimora a Palermo. Può anche utilizzare Internet. “Rispettiamo la decisione del giudice”, ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, “ma credo che ci fossero forti e fondati elementi per la conferma della custodia cautelare“. Dello stesso parere è anche Lo Voi: “La misura è del tutto inadeguata alle esigenze cautelari e all’intensissima rete di rapporti intrattenuti dall’indagata, oltre che contraddittoria e contraria alla più recente giurisprudenza. Pertanto la impugneremo“. E’ dunque probabile che la Procura di Palermo faccia ricorso in Cassazione.

di Eliseo Davì

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Eliseo Davì

Ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza con lode presso l'Università degli Studi di Palermo. Ha scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Scrive sul blog di informazione online "Il giornale di Isola", ha collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex", con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e Tgs.
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