Il business dell’immigrazione: chi ci guadagna?

Il business dell’immigrazione: chi ci guadagna?

I furti, le violenze, gli omicidi causati dagli extracomunitari accentuano i malumori degli italiani riguardo agli sbarchi lungo le coste siciliane. A causa della crisi si assistono a guerriglie tra italiani e immigrati. Ma il nostro Paese ha idea di cosa si nasconde dietro il fenomeno dell’immigrazione?

di Manfredi Cavallaro

Il fenomeno dell’immigrazione clandestina in questi tempi è in aumento, anche a causa dei diversi conflitti che hanno colpito il continente africano, infatti dall’inizio del 2015, si è registrata una crescita del flusso migratorio nelle nostre coste, rispetto agli anni precedenti come ci dimostrano i dati diffusi dal ministero dell’Interno, che hanno evidenziato come, nonostante le condizioni proibitive del mare e le basse temperature, siano stati ben 3.568 gli extracomunitari ad avere affrontato il Mediterraneo nel solo mese di gennaio. Nel 2014 erano stati 2.171 (170mila nell’intero anno), mentre nel gennaio 2013 erano stati soltanto 217.

‘’Viaggi della speranza’’, con cui i clandestini cercano di costruire una vita migliore e lontana dalle guerre e dalla povertà che affliggono diversi Paesi del continente africano e del Medio Oriente. Mediamente, affinché una persona possa raggiungere le coste italiane tramite i barconi, è necessario che si paghi una somma che si aggira intorno ai 1.500-2.000 euro. Parliamo di costi enormi, per questa ragione chi non riesce a soddisfare tali richieste viene mandato in centri di detenzione legali o improvvisati, aspettando che qualcuno – un parente o un amico -spedisca i f73ceb07b36e4cea6bdcba5296711f9asoldi. In questi centri le persone vengono trattate come schiavi e ogni libertà fondamentale viene ridimensionata. Successivamente, in base al denaro pagato, si tenta la traversata fino a Lampedusa con un peschereccio malandato. Altrimenti c’è il gommone con un motore da 40 cavalli che si ferma regolarmente dopo sole 30-40 miglia di navigazione. Ai profughi viene consegnato un telefono satellitare e un ordine: ‘’Chiama quando quando sarete in panne. Gli italiani verranno a prendervi”.

Ma chi controlla e gestisce queste attività? Una relazione dei servizi segreti, presentata in Parlamento nel 2003, parla di organizzazioni criminali straniere con referenti in Italia, che lucrano su questo genere di attività. Un giro d’affari complicato da calcolare, anche se non mancano alcune stime: soltanto dalla Libia, come spiegano alcuni giornalisti, si calcola che sfiori «i 3-4 miliardi di dollari all’anno, poco meno del 10% della ricchezza libica ancora galleggiante sul petrolio». Non solo organizzazioni criminali: anche la mafia allunga le mani sulle vite dei migranti, come dimostra un’indagine di qualche anno fa, svolta dal sostituto procuratore di Catania, Enzo Serpotta, con la quale è stata accertata la responsabilità e la presenza del clan Brunett0 (affiliato alla famiglia dei Santapaola) che avrebbe gestito il traffico di persone e il lavoro degli scafisti, ed infatti alcuni ricercatori, che hanno cercato di comprendere i legami tra mafia locale e le organizzazioni criminali nordafricane, hanno riconosciuto che i rapporti tra migranti e mafia sono molto forti in nella Sicilia orientale per via della concentrazione di serre e campi agricoli, confermando che il rapporto costruito direttamente tra lo straniero e l’agricoltore locale, si muove all’interno di un sistema economico che rientra nelle dinamiche mafiose. Ciò è confermato anche da un’indagine condotta dal Ros di Lecce che ha portato ad individuare un sodalizio criminale transanzionale, costituito da italiani, algerini, tunisini e sudanesi, attivo in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia, dove i ‘’reclutatori’’ adescavano le vittime organizzando i c.d. ‘’viaggi della speranza’’ affinché raggiungessero la Sicilia e successivamente la Puglia, proponendo loro di svolgere delle regolari attività lavorative in agricoltura, con paghe dignitose e buone condizioni di vita. In realtà i clandestini venivano impiegati come schiavi all’interno dei campi, dal momento che ogni genere di libertà gli veniva privata, costretti a lavorare più di 12 ore al giorno con una paga che oscillava attorno ai 22-25 euro, per poi essere alloggiati in edifici fatiscenti.

SbarchiNei barconi che giungono nelle nostre coste è possibile trovare anche minorenni di qualsiasi età. Lo scorso mese, il ministro degli Interni Angelino Alfano, avendo preso parte alla seduta della Commissione parlamentare antimafia della Sicilia, ha fornito alcuni dati: sono 3.707 i migranti minori scomparsi dai centri di accoglienza in Italia su 14.243 registrati a seguito degli sbarchi nelle nostre coste, non escludendo che i suddetti scomparsi entrino nel circuito dell’illegalità, a partire dalla prostituzione. La prostituzione è un altro problema dell’immigrazione clandestina, dal momento che le donne immigrate, dopo esser condotte in Italia, vengono affidate ai loro sfruttatori, per poi esser costrette a prostituirsi.

L’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) parla di circa 500mila donne, che ogni anno sono vittime di traffico prevalentemente per lo sfruttamento sessuale, immesse nel mercato dell’Europa Occidentale, tra cui bambine che hanno un’età compresa tra 5 e 15 anni.

Il business dell’immigrazione clandestina non si ferma qui. Ogni anno, lo Stato italiano per assistere le persone sfuggite dalle guerre, dalla povertà, spende poco più di un miliardo e 800 milioni di euro. Un fiume di denaro che si è trasformato in business per albergatori, coop spregiudicate e truffatori che accolgono queste persone. Un letto, i pasti, il vestiario, i farmaci necessari e un minimo di pocket money: 45 euro al giorno è la spesa media per ogni immigrato che mette piede in uno dei 27 centri, una cifra che aumenta fino a 70 euro se si tratta di minori. Il resto del denaro viene dato a chi gestisce il centro. Per questo al di là degli appalti che si riescono a ottenere, è necessario avere quanti più ospiti possibile. Diversi sono i ‘’colossi’’ del business dell’accoglienza che tengono stipati, per mesi, il doppio o il triplo degli ospiti, tutto a danno delle condizioni di vivibilità di questi centri e a vantaggio delle tasche dei gestori, ma nello stesso tempo uno dei trucchi più utilizzati è quello di trattenere gli ospiti più a lungo del previsto per raggiungere un guadagno fino a 500.000 euro.

L’inchiesta ‘’Mafia Capitale’’ conferma il business milionario basato sul traffico di migranti richiedenti asilo; infatti nell’intercettazione telefonica tra Salvatore Buzzi (braccio destro del boss della cupola romana Massimo Carminati) e Odevaine si parla di affare che ‘’rende più della droga’’. Secondo gli inquirenti si sarebbero creati dei veri e propri cartelli tra le cooperative, come nella spartizione tra Buzzi e l’Arciconfraternita coop cattolica di Tiziano Zuccolo, confermata da un’intercettazione dove quest’ultimo specificava a Buzzi: «Va be’, a Salvato’, noi l’accordo… l’accordo è quello al cinquanta, no? […] Eh, bravo, l’accordo è al 50% dividiamo da buoni fratelli, ok?». Nell’ordinanza si legge come queste parole ‘’consentono di dimostrare l’esistenza di un accordo, in ossequio del quale i richiedenti asilo e i rifugiati assegnati dall’Anci al Comune di Roma andavano divisi ‘al 50%’, costituendo di fatto un vero e proprio ‘cartello’ che rendeva molto più complesse analoghe possibilità d’impresa ad altre cooperative o associazioni presenti nello specifico settore’’.

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Eliseo Davì
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Eliseo Davì

Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola", ho collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex" e tutt'ora collaboro con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e con Tgs. E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.
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