La storia infinita dell’agenda rossa

La storia infinita dell’agenda rossa

Da ben 23 anni non si hanno notizie dell’agenda rossa di Paolo Borsellino: processi, testimonianze di magistrati, uomini delle forze dell’ordine e giornalisti, che raccontano versioni differenti su chi possibilmente, subito dopo la strage di via D’Amelio, prese la borsa del giudice Borsellino contenente l’agenda rossa. La domanda che oggi ci poniamo è la seguente: perché e chi fece sparire l’agenda rossa?

di Manfredi Cavallaro 

E’ il 19 luglio 1992, quando il giudice Paolo Borsellino insieme ai suoi uomini della scorta furono uccisi in via D’Amelio, a causa dell’esplosione di una Fiat 126 imbottita di esplosivo. Erano passati poco più di 57 giorni dalla morte del suo collega ed eterno amico, Giovanni Falcone, che perse la vita nella strage di Capaci. In via D’Amelio si scriverà uno dei capitoli più bui della storia del nostro Paese, non solo perché perderà la vita Paolo Borsellino, a quel tempo il magistrato più in vista nella lotta contro la mafia, ma per la scomparsa dell’agenda personale del giudice.

L’agenda rossa di Paolo Borsellino gli fu regalata dall’arma dei Carabinieri e qui, secondo i suoi più stretti collaboratori, il giudice annotava minuziosamente appuntamenti, riflessioni, scoperte e intuizioni investigative e soprattutto su chi avesse ucciso il suo amico Giovanni e il perché.  Prima di recarsi in via D’Amelio, il 19 luglio, Borsellino si trovava insieme alla sua famiglia nella villetta di Villagrazia di Carini. La moglie Agnese e il figlio Manfredi ricordano che Paolo, prima di partire per Palermo, aveva riposto l’agenda rossa dentro la borsa 24 ore, che sarà trovata intatta dopo l’esplosione. Non solo i familiari confermano l’esistenza di questa agenda, ma anche i più stretti collaboratori di Borsellino, come l’allora tenente Canale che racconterà di un particolare episodio. Si trovavano nella stanza di albergo quando Canale vide il giudice intento a scrivere nella sua agenda; per alleggerire la tensione di quei giorni, scherza con Borsellino: ‘’Ma che fa, vuole diventare pentito pure lei?’’. Paolo gli rispose freddamente: ‘’Sono successi troppi fatti in questi mesi, anch’io ho le mie cose da scrivere’’.

Sulla scomparsa dell’agenda rossa era stata aperta un’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, dove il tenente colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangioli, già indagato per il reato di furto dell’agenda rossa con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa, è stato definitivamente prosciolto ‘’per non aver commesso il fatto’’.

via-damelioDurante la fase dibattimentale del processo, vengono analizzati due filmati girati subito dopo la strage del 19 luglio ’92; il primo inquadra il capitano Arcangioli camminare in via d’Amelio con una borsa di pelle marrone, una pettorina azzurra con stemma dorato dell’Arma, un marsupio attorno alla vita. Nel secondo filmato invece si vede il capitano Arcangioli a 60-70 metri dall’esplosione, sempre con la borsa in mano, in prossimità di via Autonomia Siciliana. Questi due filmati permettono all’accusa di ipotizzare che Arcangioli si sia allontano con la borsa per qualche tempo, si sia appartato per estrarre l’agenda rossa e consegnarla ad ignoti, per poi riporre la borsa nella macchina del magistrato ucciso.

Le versioni di Ayala. G. Ayala, ex magistrato, nonché deputato della Repubblica durante la strage che portò alla morte di P. Borsellino, fu il primo a recarsi in via D’Amelio subito dopo l’esplosione, poiché come ha dichiarato al ‘’Borsellino TER’’, egli in quei giorni risiedeva all’Hotel Marbella, a poche centinaia di metri da via D’Amelio.

Riguardo alla scomparsa dell’agenda rossa contenuta all’interno della borsa di pelle, Ayala fornì nel tempo cinque versioni differenti l’una con l’altra.Prima versione. Nell’aprile del ’98, Ayala affermò, che dopo essersi recato in via D’Amelio, insieme ad un carabiniere in divisa, guardarono all’interno della vettura blindata di Borsellino, dove vi trovarono una borsa di cuoio marrone, leggermente danneggiata. Il carabiniere prese la borsa e fece il gesto di consegnarla ad Ayala, che rifiutò visto che non aveva alcun titolo per riceverla.

Seconda versione. Nel settembre del 2005, Ayala cambia completamente la sua versione dei fatti raccontando di aver preso istintivamente la borsa di pelle ma rendendosi conto di non aver alcun titolo per trattenerla, decidendo di consegnarla ad un ufficiale dei Carabinieri che era a pochi passi di lì. A seguire Ayala afferma di non ricordare se il suddetto ufficiale a cui ha consegnato la borsa di pelle fosse il capitano Arcangioli e aggiunge di escludere perentoriamente che l’ufficiale gli consegnò la borsa.

Terza versione. L’anno successivo, Ayala modifica di nuovo la propria versione dei fatti, affermando di aver visto una persona in abiti borghesi che prelevava dall’autovettura una borsa. Questa persona consegnò la borsa ad Ayala, che a sua volta diede all’ufficiale dei Carabinieri che si trovava nelle vicinanze.

Quarta versione. Nel 2009, Ayala rilascia un’intervista ad affaritaliani.it  dichiarando: ‘’La borsa nera di Borsellino l’ho trovata io, dopo l’esplosione, sulla macchina. Che ci fosse, nessuno lo può sapere meglio di me, perché l’ho presa io. Non l’ho aperta io perché ero già deputato e non avevo nessun titolo per farlo’’.A differenza della precedenti versioni, Ayala non fa più alcuna menzione a possibili uomini dell’Arma che insieme a lui guardano all’interno della vettura blindata.

Quinta versione. All’udienza del processo Borsellino Quater, nel maggio del 2013, Ayala afferma di non ricordarsi se a prendere la borsa fu lui o un’altra persona, invece ricorda che quella borsa, che per pochi secondi tenne tra le sue mani, fu poi ceduta ad un ufficiale dei Carabinieri.


arcangioliLe versioni di Arcangioli. L’allora capitano dei Carabinieri Giovanni Arcangioli è colui che è stato ripreso da un fotografo poco dopo la strage mentre porta con sé la borsa del giudice Borsellino verso l’uscita di via D’Amelio, in direzione via Autonomia Siciliana.La prima versione risale al maggio del 2005. Arcangioli afferma di aver visto nel luogo dell’esplosione, il dottor Ayala che gli chiese di controllare all’interno della vettura se vi fosse l’agenda del giudice Borsellino, eventualmente all’interno di una borsa. La borsa fu portata dinanzi al dottor Ayala e al dottor Teresi e uno dei due la aprì per poi constatare che non vi fosse alcuna agenda.

La seconda versione che risale all’anno successivo, si presenta più sfocata della precedente, dove in un susseguirsi di ‘’non ricordo’’ Arcangioli mette in dubbio la presenza di altri magistrati oltre a quella di Ayala, cambia il luogo dove avrebbe riposizionato la borsa dopo averla consegnata. Sempre nella stessa occasione, afferma di ricordare che l’iniziativa di controllare il contenuto della borsa di pelle fu un’iniziativa condivisa con il dottor Ayala.

Nell’intercettazione della telefonata tra Massimo Ciancimino e la giornalista Elvira Terranova, si fa riferimento alla scomparsa dell’agenda rossa e di un colonnello, che presumibilmente corrisponde ad Arcangioli. In questa intercettazione, Elvira Terranova racconta a M. Ciancimino cosa gli fu riferito dal colonnello (presumibilmente Arcangioli):  ‘’Ayala, la prima cosa che ha fatto invece di preoccuparsi se era morto Borsellino mi ha fatto aprire con il piede di porco la blindata che era ovviamente chiusa’’.Servizi segreti in via D’Amelio. Collaboratori di giustizia e uomini delle forze dell’ordine, più volte, hanno raccontato della presenza di uomini dei servizi segreti presenti in via D’Amelio, subito dopo la strage. A riguardo, merita di esser citata la testimonianza di Giuseppe Garofalo, poliziotto in servizio alla sezione Volanti della questura di Palermo, che racconta di aver notato nei pressi della vettura del magistrato ucciso, una persona in abiti civili alla quale chiese spiegazioni, in merito alla sua presenza: ‘’Di sicuro io ho chiesto a questa persona chi fosse per essere interessato alla borsa del giudice e lui mi ha risposto di appartenere ai Servizi’’.

Presenza dei servizi segreti che trova riscontri indirettamente anche nella recente testimonianza del collaboratore di giustizia, Vito Galatolo, al processo che si sta svolgendo a Caltanissetta agenda‘’Borsellino Quater’’. Galatolo ha spiegato che Gaetano Scotto, boss dell’Arenella, era in contatto con i servizi segreti, che avevano un ufficio al Castello Utveggio, sul Monte Pellegrino che sovrasta il luogo della strage di via D’Amelio.

‘’Ho capito tutto’’ ripeteva Borsellino negli ultimi giorni della sua vita, mentre lavorava giorno e notte sulla strage di Capaci fumando una sigaretta via l’altra: ‘’è una corsa contro il tempo quella che io faccio. Sto vedendo la mafia in diretta, devo lavorare tanto, devo lavorare tantissimo…’’. Ecco le parole del giudice Borsellino, qualche giorno prima di morire, parole che potrebbero far chiarezza sulla sparizione dell’agenda rossa.

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Eliseo Davì
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Eliseo Davì

Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola", ho collaborato con "L'ora", con il giornale online "MasterLex" e tutt'ora collaboro con "IoStudioNews", Tv7 Partinico e con Tgs. E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.
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