Joe Di Maggio, lo “zio d’America” di Isola delle Femmine

Joe Di Maggio, lo “zio d’America” di Isola delle Femmine

«Where have you gone, Joe Di Maggio?», “Dove sei andato, Joe Di Maggio?”, cantavano negli anni ’60 Paul Simon e Art Garfunkel. È forse tra le strade di Isola delle Femmine, fra le rocce aspre della scogliera, fra le onde azzurre di questo mare che ancora si può ritrovare la leggenda di Joe Di Maggio, il più grande giocatore di baseball di tutti i tempi. La scorsa domenica il quotidiano “La Repubblica” ha dedicato due pagine all’articolo del giornalista Gianni Bonina sullo “zio d’America” di Isola delle Femmine e sui suoi legami con la terra di origine dei suoi genitori.

chiesa 2L’inizio della leggenda. “In Sicilia, per il fatto che nel vecchio continente il baseball è rimasto uno sport minore, Joe Di Maggio ha avuto una notorietà solo di riflesso, rispetto alla gloria nella quale l’America lo ha consacrato”, scrive Bonina. Eppure le origini di Joe Di Maggio, noto anche col nomignolo di Clipper, perché sul campo sembrava veleggiare leggero e veloce, si trovano in Sicilia. La sua leggenda comincia in un freddo pomeriggio del dicembre 1897, presso la chiesa Maria Santissima delle Grazie di Isola delle Femmine, dove vengono uniti in matrimonio i suoi genitori, il pescatore Giuseppe Di Maggio e Rosalia Mercurio, cucitrice o rammendatrice di reti da pesca. Passano cinque anni da quel matrimonio e nel frattempo nasce Adriana, l’unica figlia isolana. È l’epoca della prima ondata di emigrazioni negli Stati Uniti: migliaia di pescatori siciliani si imbarcano nella speranza di realizzare il sogno americano. I Di Maggio sono fra questi e nel 1902 lasciano la loro casa di via Cutino e si stabiliscono a Martinez, una cittadina della California a pochi chilometri da San Francisco, dove mettono al mondo altri sette figli.

Il 25 novembre 1914 nasce Joe. Il suo destino era quello di seguire le orme del padre ma, quando all’età di dieci anni impugna la prima mazza da baseball, dimostra subito di essere una miscela esplosiva di potenza e di agilità. Dopo gli esordi a San Francisco, Joe Di Magigo nel 1934 viene ceduto al “New York Yankees”, con cui giocherà per tutta la sua carriera. Vince per tre volte il titolo di Mvp dell’American League ed è selezionato per giocare l’Mlb All Star Game per 13 volte. Viene soprannominato dai tifosi e dai giornalisti Joltin’ Joe (“Joe che fa sobbalzare”) per la forza con cui colpisce la palla. Per gli americani è un mito, un eroe. “Quanti nostri soldati sono morti sulla sabbia di una spiaggia dicendo ai compagni: salutami Joe Di Maggio quando torni a casa”, scrive lo storico di guerra Stephen Ambrose, a cui fa eco il regista Francis Coppola: “Di Maggio era una delle prime cento parole che gli emigrati imparavano non appena sbarcati”. E ancora il giornalista Vittorio Zucconi: “Aveva dato agli italoamericani dignità ed eleganza, dopo decenni di mafia e di padrini”. Nel 1951 a Cleveland, a trentasette anni, in una serata piovosa, si ritira dallo sport agonistico. Sono gli anni in cui frequenta Hemingway, il quale nel romanzo “Il vecchio e il mare” fa diversi riferimenti al grande Di Maggio. Joltin Joe è l’ uomo più ammirato d’ America.

marilyn di maggioIl matrimonio con Marilyn Monroe. Dopo il primo matrimonio con l’attrice Dorothy Arnold, il 14 gennaio 1954 Joe sposa Marilyn Monroe, dalla quale divorzia nel giro di un anno. I due rimangono comunque buoni amici. Nell’agosto del 1962, quando Marylin muore in circostanze misteriose, Di Maggio organizza i suoi funerali invitando solo pochi amici e lasciando fuori i divi di Hollywood e altre personalità politiche che la Monroe frequentava. Di Maggio paga tutte le spese e, con il figlio Joe Di Maggio Jr. accanto, segue il feretro fino alla sepoltura, nel cimitero di Brentwood, vicino a Los Angeles. Prima che la bara venga chiusa, bacia la Monroe e per te volte le dice: “Ti amo”. Per vent’anni fa recapitare sulla sua tomba un mazzo di rose rosse, tre volte la settimana.

Il viaggio ad Isola delle Femmine. Ancora al culmine della celebrità, un anno dopo essersi separato dolorosamente da Marylin Mornoe, il 28 agosto 1955 Di Maggio fu sorpreso dai giornalisti all’aeroporto di Fiumicino in partenza con il suo biografo e un fotografo per Isola delle Femmine, il paese d’origine dei genitori. “Da molti anni non prendevo un periodo di riposo e appena mi è stato possibile ho pensato di venire in Italia”, disse ai giornalisti, “i miei genitori erano siciliani e avrebbero oggi ottant’anni. Sto andando in provincia di Palermo a cercare i parenti che non ho mai conosciuto”. Di Maggio arriva ad Isola delle Femmine nel primo pomeriggio e cerca il sindaco che, con sua sorpresa, si chiama come lui. L’ingegnere Francesco Di Maggio lo ospita a casa sua, dove la sorella Elisabetta (che nel ’72 morirà nel disastro aereo di Montagnalonga) gli racconta la storia della famiglia, cercando insieme a lui possibili legami di parentela. 

Joe Di Maggio ad Isola delle Femmine nel 1955

Joe Di Maggio ad Isola delle Femmine nel 1955

Vincenzo, figlio di Francesco, e anche lui sindaco dal ’68 al ’92, allora ha appena quindici anni e al giornalista di Repubblica ha affidato il suo ricordo di Joe: “Arrivò all’improvviso, per cui non si ebbe alcuna accoglienza ufficiale. Lo portai a fare un giro in paese e fu subito riconosciuto e festeggiato. Di Maggio era popolarissimo anche qui ad Isola, dove molte famiglie hanno parenti che emigrarono in California come i suoi genitori. Disse a tutti che sarebbe tornato, ma non lo ha fatto, anche perché le ricerche anagrafiche svolte dal suo biografo non hanno sicuramente consentito di stabilire la presenza di alcun parente certo. Nessuno può quindi dirsi con documenti alla mano imparentato. E devo dire che ebbi la sensazione che fosse venuto e avesse cercato di noi, una famiglia che ha avuto ben 8 sindaci, perché puntava ad una grande cerimonia ufficiale ed istituzionale. Una specie di trionfo. Non trovando parenti perse forse interesse, tant’è che andò via la stessa sera, rientrando a Roma”.

Una grande delusione per Isola delle Femmine. Passano ben 38 anni dalla prima visita e il 20 aprile 1993, a 78 anni, Joe si trova di nuovo a Roma, in veste di rappresentante della Federazione Italia-America, e annunzia che domenica 25 sarà nel suo paese di origine per ricevere la cittadinanza onoraria. “Sarà il ritorno al mio paese il momento più significativo del mio viaggio in Italia”, dice ai giornalisti. Ad Isola l’attesa è febbrile, la gente lo attende con la banda musicale, festoni e majorettes. Sennonché un forte malore causato dalla fatica gli impedisce di volare in Sicilia. Si parla di infarto, ma poi viene accertato un eccesso di fumo e problemi respiratori. Al suo posto in Sicilia arrivano i rappresentanti della Federazione Italo-americana, ma la delusione è comunque grandissima. Il suo viaggio era patrocinato dalla NIAF National Italian American Foundation, la più importante e famosa associazione di Italo-Americani di cui Joe Di Maggio era ambasciatore nel mondo e infatti in sua vece da Roma vennero a Isola, per le celebrazioni, il presidente Kenneth Ciongoli e il segretario generale NIAF John Salamone. In seguito il Comune di Isola mantenne pubbliche relazioni con la NIAF, che ogni anno attua programmi di scambi culturali ed economici in Italia.

bologna joe

Stefano Bologna consegna la cittadinanza onoraria a Joe Di Maggio

Ero presente con l’associazione delle majorette di Sferracavallo di cui ero vice presidente”, racconta Agata Sandrone, presidente di BCsicilia, “quella domenica mattina abbiamo radunato tutti i ragazzini e li abbiamo fatti salire nelle nostre macchine. Arrivati ad Isola, pronti per accogliere il grande campione, arriva una telefonata che diceva che Joe Di Maggio si era sentito male. Nel paese si diceva che il suo malore era dovuto alla grande emozione provata nel tornare nel paese nativo. Le ragazze era delusissime, avevano portato con se i notes per farsi fare l’autografo”. Il sindaco Mannino dovette delegare l’allora consigliere Stefano Bologna, l’attuale sindaco, a volare a Roma per consegnare la cittadinanza onoraria a Di Maggio. L’incontro si svolge due giorni dopo alla Farnesina. “Durò una ventina di minuti e Di Maggio, ormai ristabilito, fu molto gentile ma, al solito, poco espansivo”, ricorda Bologna, “mi fece dono di una palla da baseball con la sua firma e io gli consegnai l’atto di cittadinanza”.

joe viaggio

Dove sei finito Joe?Di Maggio morirà sei anni dopo, cittadino remoto di Isola ma privo di una strada col suo nome, anche perché una via Di Maggio esiste già (intitolata non si sa a chi)”, continua il giornalista Gianni Bonina, “la casa in cui avrebbero abitato Giuseppe Di Maggio e Rosalia Mercurio, padre e madre di Joe, è stata eretta nel 1995 a museo (oggi purtroppo chiuso)”. A Martinez, invece, una via Joe Di Maggio esiste da decenni ed è inoltre attiva una casa museo con cimeli del giocatore, mentre a Isola la casa natale è chiusa dal 2004 e vi è sopravvissuta solo una targa esterna, che è per giunta posta nella casa sbagliata, al civico 19, mentre quello dei Di Maggio potrebbe essere stato il numero 11.

La casa museo Joe Di Maggio di Isola delle Femmine

La casa museo Joe Di Maggio di Isola delle Femmine

Non si ha certezza della reale abitazione, per cui la scelta è stata simbolica”, spiega Bologna, “ad ogni modo la casa museo la stiamo ricostituendo e sarà più dotata di prima. Inizialmente il suo patrimonio di foto, atti civili, reperti e articoli di giornali verrà ospitato in un’ala della biblioteca ma poi tornerà nella stessa casa di via Di Maggio, dove non c’è stato un americano che non abbia voluto a suo tempo visitarla. Sono stato a Martinez e ho visto la casa museo che hanno allestito lì, non ha niente in più della nostra”. Il fatto è però che oggi non c’è. Intanto l’anno scorso è stata inaugurata, con non poche difficoltà e qualche ritardo, l’Arena Joe Di Maggio (purtroppo chiusa ancor prima di essere inaugurata: leggi qui), “ma certamente”, continua Bonina, “non si può dire che Isola delle Femmine stia mettendo alacremente a tesoro il blasone del suo illustre concittadino. Se inizialmente mancò dunque l’interesse di Di Maggio, poi è venuto meno quello del suo paese”. 

American baseball player Joe DiMaggio (1914 - 1999) hits out. Original Publication: People Disc - HC0062 (Photo by Keystone/Getty Images)

Agata Sandrone è oggi presidente di un’associazione per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali di Isola delle Femmine: “Vedere quella casa con la scritta ‘museo Joe Di Maggio’ chiusa da parecchio tempo mi suscitava tristezza e curiosità”, ci spiega, “perciò ho avuto l’interesse di riaprire la casa museo, mettendo i documenti storici in possesso del Comune. In più volevo creare un‘ambiente che rispecchiasse la casa dell’infanzia, nell’arredamento e negli oggetti di tutti i giorni di quella che era una famiglia di modesti pescatori. Qualche mese fa il sindaco mi ha detto che era pure nelle sue intenzioni riaprirla prima della scadenza del suo mandato. Ho parlato anche con l’assessore alla cultura e lei ha parlato con la proprietaria della casa, ricevendo una risposta negativa, in quanto l’immobile ha urgente necessita di essere ristrutturato. Ma questa risposta non mi ferma: come disse il topo alla noce: ‘dammi tempo che…’”. 

Oggi probabilmente sono pochi i ragazzi di Isola delle Femmine che conoscono la storia del grande Joe. Dove sei finito Joe Di Maggio? “Il grande Joe ha lasciato ed è andato via”, cantavano Paul Simon e Art Garfunkel. Il nostro augurio e la nostra speranza è che un rinnovato interesse per la storia di Isola delle Femmine porti a riscoprire e valorizzare quel che Joe Di Maggio ha rappresentato e ancora oggi rappresenta.

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Eliseo Davì
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Eliseo Davì

Ho scritto un romanzo storico, "Societas", edito da BookSprint Edizioni. Sono Direttore del blog di informazione online "Il giornale di Isola" e collaboro con "L'ora". E nel frattempo studio, frequentando la facoltà di Giurisprudenza di Palermo.
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